C e s i . C è

Loading

Dai piedi dell’abitato fino alla cima del monte, un itinerario tra chiese e romitori racconta il legame millenario tra l’uomo, l’arte e il paesaggio delle Terre Arnolfe.

C’è un modo diverso di leggere la storia di un borgo, ed è quello di uscire dalle sue mura. 
A Cesi, la narrazione non si esaurisce tra i palazzi nobiliari del centro, ma si dipana lungo i sentieri che si arrampicano verso il Monte Torre Maggiore. 
È una geografia sacra fatta di piccole cappelle, abbazie e grotte francescane, dove l’architettura si fonde con il bosco.

Devozione e pittura
Il viaggio inizia lungo la "Corta di Cesi", l’antico sentiero che collegava la valle al borgo. Qui sorge la Chiesa della Madonna della Pittura (XVII secolo). 
Il nome stesso suggerisce la bellezza che custodisce: un affresco di Bartolomeo Barbiani che ritrae un angelo con in mano il modellino della chiesa di Sant’Angelo. 
È un’opera che funge da "mappa spirituale", un omaggio alla protezione celeste sul territorio.
Poco lontano, lungo la via che conduce verso le vestigia romane di Carsulae, la Cappella di Santa Caterina si presenta come una sentinella silenziosa. 
Voluta nel Seicento da Evaristo Gonnella, pur nella sua semplicità architettonica sottolineata da un piccolo campanile a vela, testimonia l'importanza di queste strade come arterie di commercio e pellegrinaggio.

Le radici benedettine e il bosco
Salendo di quota, la storia si fa più antica. La Chiesa di Santa Maria di Fuori è un frammento di Medioevo che riaffiora dal terreno. 
Edificata probabilmente nell’area dove si stabilirono i primi abitanti in fuga dall’abbandono di Carsulae, la chiesa conserva nel suo portale due cippi romani provenienti proprio dalla città antica, un ponte diretto tra l'epoca classica e quella cristiana.
Più a oriente, immersa nel verde, la Chiesa di San Biagio sembra quasi voler nascondersi. 
Costruita dai Contelori, ospita un altro tesoro del Barbiani: una Madonna in gloria tra i Santi Biagio e Carlo Borromeo. 
Se si guarda con attenzione tra le figure dei santi, si scorge dipinto il borgo di Cesi così come appariva nel 1638, una fotografia preziosa di un tempo lontano.
Il cuore mistico del territorio batte però al Convento dell’Eremita
Qui il tempo sembra essersi fermato al XIII secolo, quando San Francesco scelse questo romitorio benedettino per ritirarsi in preghiera. Si dice che proprio ispirato dal silenzio di questi boschi il Poverello d'Assisi compose la "Exhortatio ad laudem Dei". Il complesso, con la chiesa della Santissima Annunziata e la grotta del Santo, è ancora oggi un luogo di una potenza evocativa straordinaria.
Quasi sulla cima, il paesaggio cambia. 
L’itinerario culmina infine alle pendici del Monte Torre Maggiore con la Chiesa di Sant’Erasmo
Fondata nel XII secolo, è un esempio purissimo di romanico, seppur modificato nel tempo. 
Qui, si percepisce il senso ultimo di questa "passeggiata": un’ascesa che è sia fisica che interiore, dove ogni pietra racconta la fatica e la speranza di chi, per secoli, ha abitato queste montagne.

Loghi progetto PNRR